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Napoli, sabato 03 dicembre

Foto A. Zarcone
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Mondoauto online marzo 2019

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Le Universiadi si avvicinano ed il rischio di un flop si fa sempre più concreto. Soltanto a  quattro mesi dall'inizio dell'evento internazionale, finalmente, sono stati portati a termine tutti i contratti d'appalto. Bene, ma c'è poco da rallegrarsi. E' la ulteriore conferma di quanto procedano a rilento i lavori per l'organizzazione della manifestazione che, a questo punto della stagione, sarebbero già dovuti entrare, ampiamente, nel vivo. Ed invece, l'unica certezza è che, allo stato, lo sport in città si è fermato. Tolto il calcio, che peraltro non dà i risultati sperati, il resto delle discipline è dovuto emigrare altrove o alzare bandiera bianca. Gli impianti, infatti, sono tutti out: in alcuni si sta lavorando per riqualificarli e ammodernarli, in altri nemmeno si è iniziato. Migliaia di soggetti, fra associazioni, squadre, atleti professionisti, e non, devono arrangiarsi alla meno peggio, sperando che si possa ritornare alla normalità quanto prima. Ma è dura.  

In ogni caso, c'è la piena consapevolezza che, ancora una volta, si sia persa una grande opportunità. Lo si è capito sin dall'inizio, con la lunga querelle sull'ubicazione del villaggio olimpico, conclusasi, poi, con una sistemazione di fortuna: le navi. Questi eventi in genere rappresentano l'occasione per mettere in moto un processo virtuoso di interventi volti a rinnovare, riqualificare e potenziare territori, infrastrutture, servizi, edifici, impianti sportivi. Ebbene, nulla di tutto ciò è accaduto. Alla fine della manifestazione, Napoli si ritroverà con un pugno di mosche in mano: quello che verrà fatto sarà provvisorio, approssimativo e, comunque, poco riguarderà, direttamente, la nostra città. Del villaggio olimpico non resterà traccia: gli atleti con le loro delegazioni saranno, infatti, ospitati sulle navi attraccate al porto. Molte gare si disputeranno fuori dai confini urbani e, persino, dall'area provinciale. Riguardo alle strade ed ai trasporti non c'è che da stendere un velo pietoso: non si è, né sarà, mosso un dito. Manca ancora un piano di mobilità per organizzare razionalmente e senza gravi ricadute sul traffico i massicci spostamenti straordinari previsti nei giorni della manifestazione. E lo stesso discorso vale per l'accoglienza e l'ospitalità del pubblico e dei turisti che affluiranno a Napoli in quel periodo.

La città è completamente estranea, per niente coinvolta: in una parola è assente. Non c'è attesa, né comunicazione; mancano il pathos e l'entusiasmo che pure eventi di questo calibro dovrebbero suscitare. L'organizzazione scivola via su piani separati e paralleli, quasi ignara dell'impatto che le Universiadi potrebbero avere sull'intera società, sotto il profilo economico, occupazionale, turistico e d'immagine. Non a caso il Governo se n'è lavato le mani, attribuendo tutte le responsabilità dell'organizzazione agli Enti locali che, con un atto di orgoglio, hanno accettato la sfida: ma i fatti, al momento, non stanno dando loro ragione. Sono lontani i tempi di quando un'altra sfida mondiale, ben più impegnativa, fu raccolta e vinta. Ci riferiamo al G7 del 1994. Allora Napoli seppe prepararsi con successo a quell'appuntamento riscuotendo unanimi consensi. Fu l'inizio di ciò che qualcuno, con un eccesso di enfasi, battezzò come "rinascimento napoletano". Non sarà così, purtroppo, con le Universiadi che, invece, sembrano configurarsi come il suggello definitivo sulla decadenza in cui è piombata questa metropoli.

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