Vai direttamente ai contenuti
Napoli, domenica 04 dicembre

Foto A. Zarcone
Logo Automobile Club Italia

Mondoauto dicembre 2020

MondoAuto

No, così non va. E bene ha fatto il Presidente Mattarella a stigmatizzare la cattiva abitudine del nostro Parlamento di emanare decreti "omnibus". Che bisogno c'era, infatti, di inserire nella Legge di conversione del Decreto sulle semplificazioni ennesime modifiche al Codice della Strada? Senza considerare, fra l'altro, che già è in corso un vero e proprio iter di riforma complessivo di questo testo normativo nelle competenti commissioni di Camera e Senato. Intendiamoci, ben vengano gli interventi legislativi a favore della sicurezza stradale e dello snellimento del Codice della Strada in vista di un testo unico di norme esclusivamente comportamentali, ma non è questo il caso delle novità appena introdotte. Le nuove norme, infatti,  costituiscono una vera e propria "deregulation" della mobilità ciclabile che ha un forte effetto diseducativo. Sembra che basti fissare il limite di velocità a 30 km/h in città per dare carta bianca alle biciclette - e quindi anche ai monopattini elettrici che sono equiparati ai velocipedi. Hanno la precedenza su tutti, possono circolare sulle corsie riservate al trasporto pubblico, procedere in senso di marcia opposto a quello dei veicoli, andare appaiati e magari sorpassare. E ciò,  nonostante i dati sull'incidentalità ci dicano che si tratti di pratiche estremamente pericolose, soprattutto in considerazione dell’esposizione al rischio del ciclista rispetto ai veicoli a quattro ruote che è almeno 50 volte superiore.  Nella mobilità metropolitana l’anarchia non va assolutamente d'accordo con la sicurezza stradale.

 

Inoltre, la possibilità di installare autovelox perfino sulle strade locali dove vige il limite orario di 30 Km/h sembra una trovata orientata più a fare cassa che a tutelare la sicurezza. Le stesse considerazioni valgono per l'ampliamento delle funzioni degli ausiliari del traffico i quali, invece, dovrebbero limitarsi a segnalare l'infrazione al Corpo di Polizia Municipale, ma non sostituirsi ad esso. L'obiettivo del Codice della Strada non deve essere quello di favorire gli enti locali per il reperimento delle risorse finanziarie attraverso  le sanzioni pecuniarie, bensì tutelare e promuovere la mobilità "responsabile".

 

Infine, ci sembra contradditorio inserire in un decreto sulle semplificazioni misure che complicano le procedure di ricorso  contro i provvedimenti e le ordinanze che autorizzano la collocazione dei segnali stradali. Prima, infatti, era possibile rivolgersi al competente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ora non più, con la conseguenza che bisogna attivarsi presso il giudice amministrativo; un iter senz'altro più oneroso e scoraggiante.

 

In conclusione, ci auguriamo che questo intervento legislativo non pregiudichi il cammino di riforma generale del Codice della Strada per adeguarlo alle attuali necessità di spostamento degli uomini e delle merci, nella consapevolezza che la micro mobilità è una componente essenziale da promuovere in tutta sicurezza, ma consci che non è la panacea dei problemi di traffico, circolazione e trasporti, soprattutto in città come Napoli.

Scarica il Mondoauto 5 dicembre 2020 (pdf,6mb)

Top