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Napoli, mercoledì 28 febbraio

Foto A. Zarcone
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Mondoauto luglio 2023

MondoAuto

Trentatré anni di attesa per vincere l’agognato scudetto, tanti quanti quelli di Cristo. Un miracolo? No, bensì un successo sudato e strameritato sul campo, frutto di un’autentica supremazia riconosciuta da tutti. Un’impresa storica (visto l’enorme lasso di tempo trascorso dall’ultimo successo tricolore) e superlativa (eguagliato il record di vittoria finale con ben cinque giornate di anticipo) che giustamente ha scatenato prolungati e gioiosi festeggiamenti, contagiando l’intera città e persino i turisti. Un entusiasmo incontenibile, come mai si era visto in Italia per la conquista del massimo risultato calcistico nazionale, che ha travalicato i confini non solo cittadini ma addirittura nazionali. Dovunque, nel mondo, i napoletani hanno brindato a questa vittoria e non per esprimere una generica voglia di riscatto, quanto semmai per manifestare la fiera appartenenza alla comunità partenopea, alla sua storia, alla sua cultura ed alle sue tradizioni.  A differenza delle altre grandi città italiane, qui da noi l’identificazione con i colori di una squadra di calcio è pressoché totale. Non esistono derby e quindi l’azzurro del Napoli finisce col rappresentare tutta la Città, la sua provincia e, talvolta, persino l’intero Sud.

Le bellezze uniche e straordinarie di questa terra fanno di Napoli una vetrina spettacolare di cui lo sport nel suo complesso non può fare a meno, come ha dimostrato la conferma della tappa del Giro d’Italia per quest’anno e forse anche per quello venturo. Una manifestazione che ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica – la tappa della grande bellezza l’hanno definita – evidenziando la forza di un connubio meritevole di essere esteso anche in altri ambiti sportivi, come per esempio quello motoristico. Ma per perseguire tali obiettivi, le bellezze naturalistiche da sole non sono sufficienti, occorre, anche e soprattutto, una efficiente organizzazione dei servizi. Il successo della squadra allenata da mister Spalletti ha dimostrato che si può vincere anche senza Maradona, ovvero senza il ricorso ad un “eroe ultraterreno”, purché ci siano impegno, dedizione, capacità ed organizzazione. E ciò vale in tutti i campi; questa è la lezione che dobbiamo trarre dalla vittoria dei nostri azzurri.    

Per intenderci, se ci sono voluti trentatré anni per tornare a vincere lo scudetto nello stadio di Fuorigrotta, restando in zona, questo stesso lasso di tempo non è bastato, invece, per risolvere lo sconcio del sottopasso di piazzale D’Annunzio che, proprio nel ’90, fu realizzato in occasione dei Mondiali di calcio. Un’infrastruttura che da subito ha evidenziato condizioni di criticità, tanto da richiederne la chiusura, totale o parziale, quando piove, minaccia cattivo tempo o quando il Comune non si ricorda di riaprirlo. Non riusciamo a rassegnarci a questo scandalo. Non è possibile che cambino le amministrazioni e nessuna riesca a trovare una soluzione a questo problema che si traduce in chilometri di code, persino sulla Tangenziale. D’altronde non è questo l’unico caso di cui dolersi. Che dire di Bagnoli, dello stato di pietoso abbandono dello Sferisterio e del Palargento, dei parcheggi sottostanti piazzale Tecchio realizzati e mai aperti.  Decenni di incuria a cui la città ha finito, piano piano, con l’assuefarsi pronta però a mobilitarsi tutta per la grande festa tricolore. Sia chiaro, è giusto festeggiare, ma su questi e altri problemi come, per esempio, la mala movida, la devianza minorile, la carenza di lavoro, la dispersione scolastica, lo sfascio dei trasporti e così via, la città dovrebbe sentirsi più coinvolta, far sentire la sua voce con la stessa forza partecipativa mostrata in questi giorni, lottando per una realtà migliore. Questo è il vero scudetto da conquistare: diventare una città normale.  

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