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Napoli, martedì 07 febbraio

Foto A. Zarcone
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La mobilità responsabile va pianificata

Il Presidente

Perdere la vita in un incidente stradale può accadere, ma non è normale. C’è sempre una responsabilità, una causa a determinare il sinistro che, ormai, non fa più notizia come gli altri fatti luttuosi. Non è un evento ineluttabile dovuto alla circolazione dei veicoli e allo sviluppo della mobilità.  Infatti, c’è la possibilità concreta di ridurre il numero degli incidenti e le loro conseguenze, in termini di feriti e di morti, come dimostrano gli ultimi decenni, se si considera che nel 1971 si contavano 10.104 morti in Italia e 184 nella provincia di Napoli, mentre nel 2020 tali dati sono scesi, rispettivamente, a 2.395 e 81. E’ vero, sono ancora elevati e poco rassicuranti, ma in confronto a 50 anni fa non c’è paragone.
Tre sono i fattori da cui dipende la sicurezza stradale: l’uomo, la strada ed il veicolo. Partiamo dall’ultimo. Del trinomio citato, è l’elemento che, più di tutti, ha registrato progressi notevoli grazie allo sviluppo tecnologico. I veicoli a due e quattro ruote che circolano sulle nostre strade  hanno una dotazione di sistemi di sicurezza, sia attiva (per prevenire gli incidenti) che passiva (per attenuarne le conseguenze), inimmaginabile sino a qualche anno fa. Ma ciò non basta se analoghi miglioramenti non si registrano anche sul piano delle infrastrutture. E qui iniziano le noti dolenti. Certamente lo stato complessivo della rete viaria, in particolare di quella autostradale, a livello nazionale, ha fatto passi avanti rispetto al passato. Tuttavia, per molte strade extraurbane (statali e provinciali per intenderci) e, soprattutto,  interne ai centri abitati dove, in termini assoluti, si registra il maggior numero di incidenti, le criticità sono ancora enormi sia sotto il profilo della segnaletica che della qualità della carreggiata. Nel caso di Napoli, in particolare, pesa un lascito di anni ed anni di incuria che hanno trasformato le strade cittadine in un percorso colabrodo simile a quello del “Camel Trophy”. In queste condizioni, sono messe continuamente a rischio l’integrità dei veicoli (foratura delle ruote, rottura della coppa dell’olio, dei braccetti delle sospensioni ecc.) e, talvolta, la stessa incolumità dei conducenti e dei passeggeri. Infine, c’è la componente umana a cui va ascritta la maggiore parte degli incidenti stradali ed è quella dove si sono registrati i minori progressi, anche perché agire sui comportamenti non è un compito facile, richiede tempo e costanza. Famiglia, scuola e istituzioni sono le agenzie educative che avrebbero dovuto incidere sulla formazione di utenti della strada più corretti e responsabili, ma non sono riusciti nell’impresa e, forse, non l’hanno neanche tentata. Nelle famiglie si parla poco o nulla di sicurezza stradale e, spesso, i genitori al volante non sono affatto un esempio virtuoso per i propri figli. A scuola, l’educazione stradale non si è  affermata come materia strutturale d’insegnamento, con la conseguenza che è diventata un’attività secondaria, limitata alla buona volontà di qualche docente. Gli enti locali e le istituzioni si danno poco da fare anche a livello di campagne informative e di sensibilizzazione con l’eccezione della Chiesa che a Napoli, grazie al Cardinale Sepe, negli anni passati, si è adoperata per veicolare questi temi nelle parrocchie e nella scuole allo scopo di risvegliare le coscienze di giovani ed adulti. Insieme all’Automobile Club Napoli ha dato vita ad una rete di buoni esempi aperta al contributo di docenti, parroci, volontari, forze dell’ordine, magistrati, medici, sportivi ed esperti del settore. Iniziativa questa che ha colto l’apprezzamento di Papa Francesco, il quale ha voluto indossare un casco per moto quale esempio per tutti i giovani. Bisogna capire, infatti, che la sicurezza stradale è una pianta che va curata e coltivata giorno per giorno con l’aiuto di tutti. Non con iniziative episodiche ed isolate, ma con una razionale programmazione capace di incidere sui tre fattori suddetti.
Purtroppo, sulla prevenzione e riduzione dei sinistri, con le loro dolorose e incommensurabili conseguenze, pesa una scarsa attenzione politica e a fasi alterne, con discontinuità di risorse che non aiutano a definire programmi a lungo termine. L’attuale Amministrazione sembra ben disposta a rompere con un passato segnato dall’improvvisazione (non solo in questo settore) per seguire la via della pianificazione che è l’unica in grado di dare risultati efficaci e duraturi, però ha bisogno anche del sostegno della Regione, dello Stato e delle forze sane e competenti di questa città. Noi come sempre siamo pronti a fare la nostra parte, come testimonia il protocollo d’intesa siglato lo scorso mese di dicembre con l’Amministrazione comunale proprio per promuovere ed affermare una “mobilità responsabile” nella nostra città.

 

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