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Napoli, venerdì 07 ottobre

Foto A. Zarcone
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La sicurezza stradale diventi un obiettivo strategico

Il Presidente

La fine dello stato di emergenza, di fatto, segna l’inizio di una più concreta speranza verso la normalità. Certo, è difficile in questo momento guardare al futuro con serenità e ottimismo, visti gli inquietanti venti di guerra alle porte dell’Europa: dopo la pandemia era il peggio che ci potesse capitare. Tuttavia, la decisione del Governo di non protrarre oltre una condizione che ritardava il ritorno alla vita ordinaria va colta come un confortante atto di coraggio, uno sprone a guardare avanti con fiducia. Questo non significa che il Covid sia stato debellato, tutt’altro. Dobbiamo continuare ad avere cautela, non abbassare la guardia e difenderci rispettando quelle misure di sicurezza che, ormai, sono diventate, quanto meno per la stragrande maggioranza, prassi quotidiana. Nel contempo, questo virus non deve più costituire la nostra principale preoccupazione, la massima priorità. E’ venuto il momento, infatti, di riprenderci ad occupare, con maggiore assiduità ed impegno, di tutti quei problemi che, in questo periodo, abbiamo messo in secondo piano, a causa della pandemia e delle sue conseguenze. Tra questi, la sicurezza stradale. Proprio nei giorni scorsi un rapporto del Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti (ETSC) ha evidenziato, in tutto il vecchio Continente tra 2010 e il 2019,  un significativo indebolimento dei controlli sul rispetto dei limiti di velocità, l’uso delle cinture di sicurezza, la guida in stato di ebbrezza e l’utilizzo di cellulari al volante. Un calo che sta frenando i progressi nella riduzione del numero di morti per incidenti stradali.  Un altro sondaggio, poi, mostra che solo per il 23% degli europei sussiste la probabilità di subire, durante un viaggio, controlli atti a verificare un’eventuale stato di ebbrezza alla guida. E se a ciò aggiungiamo che, secondo le ultime statistiche ACI-Istat, il calo delle vittime della strada verificatosi in Italia, nel periodo della pandemia, è stato proporzionalmente inferiore rispetto alla diminuzione dei sinistri, mentre a Napoli si è addirittura registrato un aumento dei decessi, si comprende quanto sia necessario ritornare con forza su questo tema. La riduzione degli incidenti con le loro, spesso, dolorose conseguenze non è solo un obiettivo di natura etica, in difesa della vita e della salute, ma anche di carattere economico. Il costo sociale dei sinistri, infatti, è molto elevato: 377 milioni di euro all’anno solo nella nostra provincia, ovvero 124 euro pro capite. Somme che, invece, potrebbero essere impiegate diversamente se ci fosse più sicurezza sulle nostre strade. Lo sa bene il Comune di Napoli alle prese con annosi contenziosi che in bilancio pesano per un ammontare di ben un miliardo di euro, come riportato qualche giorno fa da Luigi Roano, buona parte del quale dovuta a richieste di risarcimenti per incidenti causati dal manto stradale dissestato e, in taluni casi, disastrato. Una seria pianificazione della manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture, quindi, consentirebbe non soltanto di prevenire tragedie, ma anche di porre fine o, quanto meno, di ridurre drasticamente certe controversie con i cittadini a beneficio delle stesse casse comunali. Naturalmente la manutenzione comporta dei costi che potrebbero essere “indolori” se solo si riuscisse a combattere realmente l’evasione dei tributi e a migliorare sensibilmente la capacità di riscossione delle multe. Tanto più che gli enti locali, per legge, sono obbligati ad impiegare almeno il 50% dei proventi delle sanzioni pecuniarie per infrazioni al Codice della strada proprio in interventi volti a migliorare e rendere più sicura la circolazione. La sicurezza stradale non è una moda, ma deve diventare un obiettivo strategico degli enti locali per salvare vite umane e, nel contempo, ridurre i costi sociali della sinistrosità che gravano sulla pubblica amministrazione e, quindi, sulla collettività. Sotto questo aspetto (e non solo) la passata Amministrazione è stata particolarmente deludente, l’augurio è che con la nuova guida il Comune riesca ad intraprendere un salto di qualità, tenuto conto che per ogni euro investito  in prevenzione degli incidenti se ne risparmiano venti di costi sociali.

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