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Napoli, venerdì 21 giugno

Foto A. Zarcone
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Mondoauto giugno 2024

MondoAuto

Al netto delle polemiche di carattere tecnico che hanno accompagnato la fine della telenovela dell’ascensore di Monte Echia, durata quasi 18 anni dal suo progetto iniziale, l’entrata in funzione dell’impianto che collega il borgo di Santa Lucia con il promontorio di Pizzofalcone costituisce un importante momento di svolta per la rinascita di una delle zone più importanti della storia di Napoli. È intenzione, infatti, del Comune non fermarsi qui, ma di proseguire oltre con la riqualificazione dei luoghi circostanti il meraviglioso belvedere di Monte Echia, abbandonati in uno squallido degrado di cui Villa Ebe è il massimo esempio.

Salvare questo sito, trasformato in un rudere dall'incuria delle passate Amministrazioni comunali, è una questione di rispetto nei confronti della storia, della nostra cultura e del valore di un grande uomo, l'ingegnere Lamont Young, che lo realizzò nel 1920. Un personaggio, peraltro fondatore dell'Automobile Club Napoli nel 1906, che ha dato molto a questa città, sicuramente più di quanto abbia ricevuto. È giunta, perciò, l'ora di saldare il debito di riconoscenza verso una figura di spicco della società napoletana, a cavallo tra l'Ottocento ed il Novecento, il cui "torto", molte volte, è stato quello di aver precorso troppo velocemente i tempi. Il castello da questi realizzato sul Monte Echia, alla sommità delle Rampe di Pizzofalcone, è uno dei suoi tanti capolavori presenti in città. Si tratta di una palazzina in stile neogotico dedicata alla moglie Ebe dove Young dimorò sino a quando decise di togliersi la vita, proprio in quella stessa magione. In seguito ad un grosso incendio scoppiato nel 2000, gli interni della villa, compresa la splendida scala elicoidale, sono andati distrutti ed oggi il Castello continua a versare in uno stato rovinoso di profondo degrado. Eppure, Villa Ebe non è un immobile qualsiasi: ha una storia, una memoria ed un'identità ben definite che non possono, anzi non devono, andare disperse. Un simbolo che porta nitidi i segni del patrimonio storico-culturale che Lamont Young ha regalato a Napoli: dal Castello Aselmeyer con il Parco Grifeo, alla sede dell’Istituto francese Grenoble in via Crispi, sino alla villa girevole sull’isolotto di Vivara. Solo per citare alcune delle sue più famose opere e senza dimenticare progetti avveniristici come l'ideazione della prima metropolitana partenopea, con l'ipotesi dei Rioni Campi Flegrei e Venezia a Bagnoli, insieme agli innovativi canali navigabili, antesignani delle “vie del mare”.  

Il rinnovato interesse per il recupero di questa dimora, che in passato addirittura si voleva trasformare in parcheggio, trova conferma anche nella disponibilità del FAI di farla rientrare tra i beni tutelati da questa fondazione dedita alla salvaguardia del patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano. È un’ipotesi che noi siamo pronti ad assecondare e sostenere offrendo tutto il nostro supporto per la promozione e valorizzazione di questa opera fiabesca. Sarebbe il miglior modo per onorare la memoria di un uomo già tradito dai napoletani quando, all’epoca, non riuscì a trovare finanziatori disposti a sostenere la realizzazione della metropolitana che aveva progettato e di cui ebbe anche la concessione comunale. A distanza di un secolo le sue idee sono riuscite finalmente a trovare gambe per andare avanti ed oggi la Metropolitana di Napoli è una realtà quasi ultimata. Visto il precedente, non vorremmo, però, che anche per Villa Ebe si debba aspettare così tanto tempo prima della sua definitiva rinascita.

 

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