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Napoli, venerdì 07 ottobre

Foto A. Zarcone
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Pnrr, l’ora della svolta anche nella mobilità

Il Presidente

Il coro è unanime. Il “patto per Napoli” sottoscritto dal Premier Draghi e dal Sindaco Manfredi è da tutti considerato, giustamente, un importante momento di svolta per la nostra città. Forse l’ultima occasione di rilancio e credibilità che le viene offerta per uscire, definitivamente, dallo stato di degrado in cui è relegata da tempo, aggravato da un debito pubblico stratosferico. Non ci troviamo, infatti, dinnanzi ad un pacchetto di effimere promesse, ma ad un consistente impegno economico che deve essere onorato con un preciso ed inderogabile piano di interventi. In primis, bisogna garantire la certezza delle entrate quale condizione ineludibile per l’erogazione del sostegno governativo. L’incapacità di riscuotere i crediti è una delle principali criticità che ha contribuito al grave dissesto finanziario comunale. Eppure, saper percepire fitti, tributi e sanzioni è importante non solo dal punto di economico, in quanto assicura le necessarie risorse da destinare ai servizi che altrimenti continuano ad essere inefficienti, ma anche sotto il profilo etico. Si tratta di dare un preciso messaggio di legalità alla cittadinanza: “noi facciamo il nostro dovere, voi dovete fare altrettanto”. Basta premiare i furbetti che la fanno sempre franca. L’attuale evasione del 75% delle multe per infrazioni al codice della strada è scandalosa e diseducativa, poiché incoraggia a non pagare e a trasgredire essendo la pena una probabilità remota. E soprattutto, è un’offesa, un vero e proprio colpo basso nei confronti di chi, invece, rispetta  le regole.

La certezza delle risorse è fondamentale per il funzionamento della macchina amministrativa e l’erogazione dei servizi da noi, purtroppo, perennemente inefficienti. Pensiamo al trasporto pubblico. E’ inutile fare la guerra all’auto se poi non si possono assicurare convincenti alternative. Napoli non è una città ad elevato tasso di motorizzazione: 583 vetture ogni mille abitanti costituiscono una media comunque inferiore rispetto al dato nazionale pari a 666 auto ogni 1.000 abitanti. Il problema è che dell’automobile non si può fare a meno, perché i bus scarseggiano e la stessa metropolitana non è in grado di soddisfare adeguatamente la domanda. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un malinconico e deprimente sfascio del servizio pubblico che per rimetterlo in sesto non bastano i fondi del Pnrr. Non è una questione economica, o almeno non solo, ma organizzativa, di management. L’Anm è un’azienda fallimentare, dilaniata da sperperi, privilegi anacronistici e conflittualità interne che ne impediscono un salutare risanamento. Se pure si riuscisse ad azzerare, in un solo colpo, il debito accumulato da questa società, non cambierebbe nulla sotto il profilo dell’offerta che continuerebbe ad essere deficitaria, con tempi di attesa alle fermate infiniti, corse saltuarie e manutenzione carente. Per questo riteniamo che l’unica soluzione percorribile sia la sua chiusura con conseguente messa a gara europea del servizio o tutt’al più l’accorpamento del Tpl in un’unica holding.  

Analogo discorso vale per la manutenzione delle strade, il cui pessimo stato (marciapiedi compresi) rende la mobilità in città sempre più precaria, pure per i pedoni. Anche in questo caso, serve a poco avere a disposizione risorse economiche se poi non si è in grado di controllare che i lavori commissionati vengano eseguiti a regola d’arte e nel rispetto dei tempi previsti. Ecco, questa è la vera sfida che attende, oggi, la nuova amministrazione comunale: essere all’altezza dell’impegno assunto nei confronti del Governo e, quindi, della nazione, dimostrando che le capacità ci sono e possono dare risultati positivi ora che non mancano i mezzi finanziari per poter operare bene. Il Premier ci ha dato fiducia, individuando nella ripresa di Napoli il motore dello sviluppo nazionale: non deludiamolo.

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