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Napoli, lunedì 22 luglio

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Auto storiche, urge una chiara ed efficace regolamentazione

Il Presidente

Pubblicato sul quotidiano Il Roma

In Italia circolano oltre 40 milioni di automobili un quarto delle quali ha più di 20 anni d’età, ma non tutte possono essere considerate d’interesse storico. Secondo la normativa vigente, rientrano nella categoria delle vetture d’epoca quelle destinate alla conservazione in musei oppure in locali pubblici o privati. Non possono circolare su strada in quanto prive dei requisiti richiesti, sono state cancellate dal PRA ed iscritte in un apposito elenco presso il Centro storico del Dipartimento per i trasporti terrestri. La loro circolazione è, tuttavia, consentita soltanto in occasione di manifestazioni e raduni, previa apposita autorizzazione del Dipartimento per i trasporti terrestri. Oltre alle auto d’epoca, la legge prevede anche la categoria “d’interesse storico e collezionistico” all’interno della quale sono contemplate le vetture costruite da almeno 20 anni, iscritte in uno dei Registri elencati nell’articolo 60 del Codice della strada (Registri ASI, Storico Lancia, Italiano Fiat, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI) ed in possesso del Certificato di rilevanza storica attestante la data di costruzione del veicolo e la sua conformità alle caratteristiche originarie di fabbricazione. Tali automobili sono iscritte al PRA e possono circolare regolarmente purché rispettino i requisiti tecnici richiesti e sono sottoposte a revisione ogni due anni. Ma quali vantaggi comporta lo status di storicità? Innanzitutto fiscali. Per i modelli ultratrentennali è prevista l’esenzione del bollo auto (salvo una modesta quota forfetaria in caso di circolazione su strada), per quelli di età compresa tra 20 e 29 anni una riduzione della tassa di almeno il 50 per cento purché in possesso del Certificato di rilevanza storica da far registrare anche sulla carta di circolazione. Ulteriori vantaggi sono previsti anche in ambito assicurativo, grazie alle convenzioni stipulate dai rispettivi registri storici. Agevolazioni, queste, facili da acquisire poiché per ottenere il Certificato di rilevanza storica è sufficiente possedere un veicolo con più di 20 anni ed iscriverlo ad un club associato ad uno dei registri storici autorizzati fornendo un’autocertificazione sulle sue caratteristiche originarie di fabbricazione. In pratica, basta pagare ad un club storico la quota d’scrizione inziale, senza necessità di rinnovarla successivamente, per conseguire lo status di storicità, persino per quei veicoli vetusti, malandati, pericolosi e senza alcun valore collezionistico. Su questo fronte, l’ACI sta portando avanti una battaglia in difesa di un patrimonio che merita di essere promosso e salvaguardato. Una cosa, infatti, sono i cosiddetti “catorci”, vecchi, inquinanti ed insicuri, che abbondano sulle nostre strade, altra, invece, sono i modelli che hanno valore collezionistico, rappresentando dei veri e propri beni-simbolo di un’epoca e dei suoi stili di vita. Per questo motivo l’ACI ha predisposto, con la collaborazione dei massimi esperti del settore, una Lista di Salvaguardia, aggiornata anno per anno, che individua le vetture particolarmente meritevoli - per qualità, specifiche tecniche e di design – di considerazione e di tutela. Alla luce di questa iniziativa, risulta che il totale complessivo delle auto di pregio storico e collezionistico si riduce da 10 a 4,3 milioni di unità. Se si considera un valore medio per auto pari a 24.200 euro, il patrimonio complessivo delle vetture storiche, in Italia, sfiora i 104 miliardi di euro (il 5,4% del PIL) ed è distribuito per il 57% nelle Regioni del Nord Italia, per il 27% in quelle del Centro e per il 16% nel Sud e nelle Isole. Si consideri, inoltre, che ogni anno si spendono ben 5,2 miliardi di euro per il loro mantenimento e quasi 2 per la partecipazione a manifestazioni ed eventi di motorismo storico. Si tratta, insomma, di un settore importante, con positive ricadute su tutta la filiera dell’automotive, sul turismo e sull’indotto generato dalla manutenzione, dalle fiere, dalle mostre e dalle manifestazioni che necessita di una regolamentazione nazionale capace di differenziare le auto storiche da quelle semplicemente vetuste. Le prime, infatti, sono veri e propri oggetto di culto, “gioiellini” di indubbio pregio storico e collezionistico da spolverare e tirar fuori in occasioni di raduni ed eventi di una certa rilevanza. Vetture, insomma, che percorrono pochi chilometri l’anno. Le altre, invece, non avendo alcuna rilevanza storica, sono semplicemente modelli obsoleti con un elevato impatto ambientale, minor sicurezza (essendo sprovvisti degli attuali dispositivi di sicurezza attiva e passiva) che circolano regolarmente, percorrendo anche molti chilometri l’anno e, per giunta, fruendo di agevolazioni “immeritate” con danni erariali stimati nell’ordine di 30 milioni di euro annui. Motivi questi che richiedono un urgente intervento legislativo che potrebbe essere effettuato nell’ambito delle modifiche al Codice della strada, attualmente, in discussione al Parlamento.

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