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Napoli, lunedì 22 luglio

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Coi sistemi ADAS il 38% in meno di incidenti stradali

ReportAci

Nel corso degli ultimi anni, gli standard di sicurezza dei veicoli sono divenuti sempre più rilevanti nelle scelte di acquisto dei consumatori. In particolare, è cresciuta l'attenzione per i sistemi intelligenti di assistenza alla guida denominati Adas (Advanced Driver Assistance Systems), orientati alla prevenzione degli incidenti o, quanto meno, a mitigarne le conseguenze sul piano dell'incolumità  dei soggetti coinvolti. L’Europa si è preoccupata di incrementare la diffusione di queste tecnologie, rendendo obbligatoria, per le autovetture immatricolate a partire dal 2022, la dotazione di serie di un pacchetto salvavita contenente, al suo interno, l’installazione di un numero crescente di dispositivi (15 strumenti fra cui la frenata automatica di emergenza, l’etilometro integrato, l'avviso della presenza di utenti stradali vulnerabili sul lato anteriore e laterale del veicolo, il riconoscimento sonnolenza e soglia di attenzione).
L’importanza rivestita da questi dispositivi di sicurezza è suffragata anche dall’attività svolta da Euro NCAP, l’Organismo europeo che – in modo indipendente e su base volontaria – attraverso una serie di crashtest in cui vengono simulati gli scenari di collisione più ricorrenti sulla strada, effettua una valutazione dei livelli di sicurezza attiva e passiva delle vetture immesse sul mercato. L’obiettivo è di aiutare il consumatore a valutare i modelli di auto e supportarlo nelle scelte di acquisto più rispondenti alle esigenze di sicurezza.
Purtroppo, nonostante l’accresciuta consapevolezza ed i progressi ottenuti negli ultimi anni sul fronte tecnologico, l’andamento dell' incidentalità stradale continua a destare preoccupazione, tanto da porre seri dubbi sul raggiungimento dell'obiettivo europeo previsto per il 2020: il dimezzamento del numero dei morti, rispetto al 2010.
Al riguardo, Bosch e la Fondazione Caracciolo, il Centro studi dell'ACI, in collaborazione con il Politecnico di Torino, si sono posti l’ambizioso obiettivo di verificare sul campo l’effettiva capacità di alcuni sistemi di assistenza alla guida di ridurre il rischio di sinistrosità, attraverso una metodologia sperimentale basata sui dati provenienti dalle “scatole nere” di un campione di 1,5 milioni di veicoli nel 2017 e di 1,8 milioni nel 2018. Lo studio ha analizzato l’esposizione al rischio di diversi modelli di auto vendute in Italia, considerando, per la prima volta, i chilometri percorsi dalle vetture. Nei due anni presi in esame, i veicoli hanno percorso rispettivamente 11,5 miliardi di km nel 2017 e 13 miliardi di km nel 2018.  
Dall’indagine è emerso che un veicolo immatricolato da più di quindici anni presenta quasi il 50% di probabilità in più di essere coinvolto in un incidente grave rispetto a uno immatricolato da soli due anni. I modelli più costosi, con prezzo di listino medio pari a 30.000 euro e dotati di un numero maggiore di sistemi di assistenza alla guida, sono coinvolti in incidente 5-7 volte ogni milione di chilometri, mentre i veicoli con prezzo inferiore a 15.000 euro sono esposti a un rischio triplo, rimanendo coinvolti fino a 15 volte ogni milione di chilometri percorsi.
La ricerca, inoltre, ha valutato l’efficacia specifica di alcuni ADAS e, in particolare, i benefici legati all’utilizzo del sistema di assistenza alla frenata. Alcuni modelli dotati di questa tecnologia, infatti, hanno fino al 38% di probabilità in meno di essere coinvolti in un incidente stradale rispetto alle vetture che ne sono sprovviste. Possono dunque essere evitati fino a 4 incidenti su 10 per i veicoli più costosi, mentre per i modelli della categoria A (mini) e B (utilitarie), fino a 2 su 10. Nonostante questo, però, la diffusione delle auto dotate del sistema di assistenza alla frenata sulle nostre strade è ancora limitata. Solo 1 veicolo su 5 dispone di questa tecnologia di serie: un dato che potrebbe essere facilmente migliorato, considerando che il sistema è potenzialmente disponibile per il 75% dei modelli di veicoli.

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