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Napoli, lunedì 22 luglio

Foto A. Zarcone
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Salasso RC auto ecco la ricetta per fermare le ingiustizie

Il Presidente

L’analisi e la narrazione dell’annoso problema della sperequazione tariffaria a livello territoriale richiedono un nuovo paradigma per ridurre il costo della RC Auto che, a Napoli, continua ad essere il più caro d’Italia.  Infatti, l’attuale sistema bonus/malus - in base al quale dovrebbe essere premiato, con l’applicazione di tariffe sempre più contenute, chi non commette incidenti, e penalizzato, con progressivi rincari, chi, invece, li provoca – ormai è inadeguato a differenziare efficacemente gli utenti motorizzati virtuosi da quelli che causano sinistri. E ciò, sostanzialmente, è dovuto all’introduzione della provincia di residenza, suddivisa addirittura per CAP, fra i parametri che determinano le politiche tariffarie delle compagnie. Ne consegue che classificando gli assicurati sulla base della “sinistrosità” territoriale, e non solamente di quella individuale, si finisce col penalizzare proprio gli utenti motorizzati virtuosi. Emblematico è il caso raccontato da un lettore proprio sulle pagine di questo giornale. Trasferitosi a Napoli per lavoro, si è ritrovato a corrispondere un premio assicurativo maggiorato addirittura del 560%, pur restando immutate tutte le altre condizioni contrattuali.  Un’assurdità che trova conferma anche nei dati IVASS secondo i quali, nel 2023, il premio medio corrispondente alla prima classe di merito (ovvero quella di massimo sconto ove sono inclusi quelli che non commettono incidenti da molti anni) a Napoli è stato pari a 537,7 euro, il più elevato in Italia. E già questa è una profonda anomalia: non si capisce perché debba sussistere una disparità di trattamento economico fra assicurati di pari “bravura”. Ma non è tutto. In un’altra grande metropoli come Milano, per esempio, il premio medio corrispondente alle classi comprese tra la quarta e la decima – dove, cioè, rientrano automobilisti meno virtuosi di quelli che occupano la prima – è addirittura più basso: 502,1 euro. Si tratta evidentemente di una palese ingiustizia che mette a nudo l’iniquità di un sistema che urge di una radicale riforma. Tanto più se si considera che Napoli detiene il primato delle polizze in prima classe bonus/malus (92,7% del totale dei contratti) e con scatola nera (49,9%). In pratica, non bastano un’elevata incidenza di virtuosi in prima classe e di veicoli assicurati aventi a bordo sofisticati strumenti tecnologici, atti anche a prevenire eventuali frodi, per equiparare la nostra provincia al resto d’Italia. Nella narrazione corrente e prevalente la colpa è dei napoletani che provocano più incidenti degli altri e molti dei quali “fasulli” per imbrogliare le compagnie di assicurazioni. Già le truffe, da noi ce ne sarebbero troppe, nonostante il più alto numero di scatole nere a bordo dei veicoli. Attenzione, però, perché spesso si tratta di sospetti e non di reati accertati. Infatti, le compagnie denunciano solo in minima parte i casi che, secondo loro, sarebbero riconducibili a frodi, trovando, invece, più comodo e conveniente risarcire i danni spalmando i costi sostenuti su tutti gli assicurati attraverso la leva tariffaria. In altri termini, meglio pagare e penalizzare anche gli assicurati onesti, piuttosto che procedere con querele e denunce dai lunghi e incerti esiti giudiziari. Né convince l’altra motivazione a sostegno della disuguaglianza tariffaria, vale a dire: la sinistrosità territoriale. Infatti, confrontando il rapporto incidenti-parco circolante delle più grandi province italiane, così come si evince dai dati ACI-Istat, risulta che il valore più basso si registra proprio a Napoli: 2,1 sinistri ogni mille veicoli circolanti. L’indice più elevato, invece, si riscontra a Genova (6,9) che precede Milano (5,2), Trieste e Bologna (entrambe, 4,8). A livello nazionale questo indicatore è pari a 3,1. Seppur parziale, perché include solo gli incidenti con feriti e/o morti, il dato ACI-Istat è comunque significativo in quanto si riferisce ai sinistri che comportano i maggiori esborsi per le compagnie in termini di indennizzi. Non a caso il costo medio di un incidente a Napoli è pari a 4.223 euro contro una media nazionale di € 4.671.

C’è possibilità di invertire questa iniqua tendenza? Senz’altro. Un primo passo potrebbe essere l’approvazione della recente proposta discussa dal sottoscritto in Commissione Finanze alla Camera dei Deputati di prevedere un premio unico nazionale per chi non commette incidenti da dieci anni. Con la prospettiva, magari, di pervenire, quanto prima, alla classificazione degli utenti motorizzati sulla base della sinistrosità individuale (e non, si badi, territoriale) applicando le stesse tariffe, a livello nazionale, a parità di condizioni oggettive del veicolo (alimentazione, età, cilindrata ecc.) e soggettive dell’assicurato (età, anzianità di patente, punti-patente, incidenti commessi ecc. con esclusione della residenza). Così come, d’altra parte, è stato conclamato con la recente approvazione della tabella unica a livello nazionale per il risarcimento del danno biologico, da tutti invocata. Infatti, non si capisce perché il principio dell’unicità andrebbe bene per la definizione dell’indennizzo, ma non per quella del premio assicurativo. Per una più efficace “classificazione” degli assicurati, inoltre, sarebbe auspicabile rimuovere le famose e dannose “lenzuolate” di Bersani, con le sue evoluzioni, che hanno il torto di consentire, anche ad un neo assicurato e per qualsiasi tipo di veicolo, di entrare direttamente in prima classe, se un familiare già gode di questa posizione guadagnata "sul campo". Un’autentica aberrazione che ha finito col drogare l’intero impianto tariffario della RCA, a scapito, come al solito, dei più meritevoli.

Ai fini di un riequilibro tariffario sul territorio nazionale, ormai improcrastinabile, si potrebbe, inoltre, affidare all’IVASS il compito di definire, annualmente, una forbice di oscillazione tariffaria all’interno della quale riconoscere la libertà delle compagnie di fissare, in piena autonomia, gli importi dei cosiddetti “premi” delle polizze. In questo modo, si eviterebbe il rischio che tariffe spropositate delle polizze RCA, senza le quali, si badi, è vietata la circolazione di un veicolo a motore, possano tradursi, di fatto, in un veto all’esercizio di un diritto costituzionalmente riconosciuto, qual è quello alla mobilità. Un utile contributo alla prevenzione delle truffe, poi, potrebbe essere la riduzione da due anni a tre mesi dei tempi di prescrizione per la richiesta di risarcimento dei danni derivanti da incidente stradale, di cui all’articolo 2.947 del codice civile.

Le proposte, insomma, non mancano per avviare una giusta riforma nel settore della RC Auto, quello che serve, però, è la volontà politica di creare condizioni efficaci per la realizzazione di un mercato assicurativo davvero equo e trasparente.

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